Approccio & Metodologia
Una creazione continua di sé,
non una scoperta di un'identità già data.
Non credo nella ricerca di noi stessi come se fossimo delle identità già date che aspettano solo di essere svelate, quanto nella creazione di noi stessi, in un processo che si dipana e rinnova per tutta la vita.
Durante questo percorso, incontriamo inevitabilmente momenti in cui possiamo avvertire che il nostro equilibrio interiore è compromesso. Un lutto, un esame universitario non superato, un nuovo lavoro, la fine di una relazione, un trasferimento, la diagnosi di una malattia, sono solo alcune delle situazioni in cui possiamo sentirci andare in pezzi.
Ed ecco che, in questi momenti, possono presentarsi ansia, attacchi di panico, fobie, pensieri ossessivi, ed altri sintomi dei più disparati.
In quest'ottica, i sintomi e le sofferenze che spesso ci portano a rivolgerci ad uno psicologo cessano di essere ostacoli da rimuovere nel più breve tempo possibile ma diventano indicatori fondamentali dell'andamento di questo processo.
Forse — ci dicono — c'è ancora speranza. Forse qualcosa va trasformato.
Riferimento teorico
Il modello psicoanalitico interpersonale affonda le sue radici nel pensiero di Harry Stack Sullivan (1892–1949), psichiatra americano che negli anni Trenta e Quaranta del Novecento elaborò una teoria della personalità radicalmente relazionale. Per Sullivan, la psiche non è una realtà isolata e autosufficiente: si forma, si trasforma e si esprime sempre all'interno di un campo interpersonale, ovvero nella rete di relazioni reali e immaginarie in cui ogni persona è immersa fin dalla nascita.
Sullivan rovesciò la prospettiva freudiana classica: più che di pulsioni interne, parlò di bisogno di soddisfazione e bisogno di sicurezza come forze fondamentali che animano il comportamento umano. L'ansia, in quest'ottica, non nasce da conflitti interni ma dall'anticipazione di disapprovazione o rifiuto da parte delle figure significative.
In seduta, questo approccio si traduce in un'attenzione costante alla qualità della relazione terapeutica stessa, che diventa uno spazio privilegiato in cui rielaborare schemi relazionali appresi nel corso della vita. Il terapeuta non è uno schermo neutro, ma un osservatore partecipante — altra idea chiave di Sullivan — che porta se stesso nella relazione con consapevolezza e rigore.
Lavorare in questo modello significa credere che il cambiamento psicologico avvenga attraverso nuove esperienze relazionali, non soltanto attraverso l'insight intellettuale.
"La personalità è il pattern relativamente stabile di situazioni interpersonali ricorrenti che caratterizzano la vita umana."
— H.S. SullivanIl processo terapeutico
Il percorso si articola su almeno tre colloqui conoscitivi per inquadrare efficacemente la domanda. Al termine proporrò e discuteremo insieme il percorso più idoneo.
Le sedute hanno durata di 50 minuti circa e carattere strettamente confidenziale, essendo lo psicologo tenuto al segreto professionale.
Preferisco la presenza fisica quando possibile. Accolgo volentieri la modalità a distanza in caso di lontananza, malattie, imprevisti o incompatibilità con gli orari.
Accessibilità
Credo che il benessere psicologico debba essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla situazione economica. Per chi attraversa un momento di difficoltà economica ma sente il bisogno di un supporto, aderisco al progetto PsicoterapiaAperta, che permette di accedere a un percorso di supporto psicologico a tariffe significativamente ridotte.